Genesi de Il Codice di Newton

Nel novembre 2003, mentre ero impegnata a promuovere il mio saggio sugli anni giovanili di Darwin (Darwin and the Barnacle, Faber, 2003), comprai una nuova biografia di Newton per confrontare gli anni della formazione dei due scienziati.
Per quanto ben scritto, il libro sollevò in me una serie di dubbi sulla docenza al Trinity College che Newton ottenne nel 1667, cinque anni dopo essere arrivato a Cambridge come studente. Come mai gli avevano conferito un simile titolo senza che avesse prodotto studi particolarmente degni di nota? Era stato raccomandato da un protettore? Al contrario di Darwin, che non ebbe mai difficoltà ad ammettere la sua dipendenza dai colleghi scienziati negli anni della formazione, Newton era avvolto nella leggenda del genio solitario. Mi sembrò poco credibile, quasi impossibile, che uno scienziato, allora come oggi, non dovesse dipendere da una rete di conoscenze e di persone colte e potenti.
Consultai un'altra biografia per trovare ulteriori informazioni sul conferimento della docenza e scoprii che Newton era stato "fortunato": quell'anno si erano liberati dei posti nell'organico poiché due docenti erano deceduti cadendo dalle scale, a quanto pare ubriachi; un altro era stato espulso per malattia mentale e un quarto era morto di una polmonite contratta dopo aver trascorso la notte in un campo, a quanto pare ubriaco. Mi chiesi se si fosse trattato solo di fortuna ed evidenziai quelle morti con asterischi e punti interrogativi.
Nella biblioteca universitaria mi misi a cercare indizi per quei misteriosi decessi al Trinity College e li trovai nel diario di un consigliere comunale anziano che viveva a Cambridge in quegli anni. Costui parlava delle morti insinuando che ci fosse qualcosa di sospetto. Tra il 1662 e il 1667 c'era stato un altro decesso al Trinity - un ragazzo annegato nel fiume Cam - anche questo considerato con sospetto dal consigliere Newton (si chiamava così anche lui!).
A quel punto cominciai a farmi delle domande. E se Isaac Newton fosse stato in qualche modo coinvolto in quelle morti? Che cosa avrebbe significato? A questo stadio si trattava di domande oziose e congetturali. Mi chiesi anche come sarebbe stato trovarsi nei panni di uno storico che scovava prove riguardanti tali morti e un possibile collegamento con Newton. Che cosa sarebbe successo se uno avesse avuto per le mani una pista come questa e fosse arrivato al limite di ciò che era noto, alla scoperta di qualcosa che andava oltre tutto quello che si poteva apprendere attraverso la consultazione degli archivi? E se si fosse lasciato ossessionare dal desiderio di conoscere cose che non si potevano indagare con mezzi convenzionali? Che cosa avrebbe fatto poi? In quel periodo rividi il vecchio film A Venezia… un dicembre rosso shocking e meditai sull'ossessione e sull'impossibilità di sapere.
Qualche tempo dopo sarei dovuta andare in Spagna a trovare un amico. Per varie ragioni esitai e non presi una decisione fino alle prime ore del mattino del giorno in cui avrei avuto l'aereo. Arrivando alla stazione di Cambridge alle 5, scoprii che per molte ore non ci sarebbero stati treni per l'aeroporto di Stansted.
Stavo per rinunciare al viaggio, quando un misterioso uomo in nero mi propose di condividere un taxi per l'aeroporto, una corsa di quarantacinque minuti. Accettai. In macchina gli dissi di aver letto che quel giorno ci sarebbe stata una tempesta di meteoriti che purtroppo non avremmo potuto vedere a causa della nebbia. Lui, che era un astronomo di ritorno in Germania dopo un convegno a Cambridge, mi spiegò che mentre le piogge di meteoriti erano normali in novembre, le tempeste erano fenomeni rari e straordinari, spesso al punto da cambiarti la vita. Descrisse la tempesta di meteoriti come una serie di puntini luminosi irradiati da un centro immobile, come quando il vento sparge in tutte le direzioni i semi del tarassaco. Dopodiché non aprì più bocca per il resto del viaggio.
L'immagine evocata dall'uomo ebbe l'effetto di un catalizzatore sulle idee che da due settimane mi frullavano nella mente: coinvolgimento, amore, limiti della conoscenza, ossessione, conflitto tra il sapere lecito e quello illecito, rischi della scienza…
Durante quel viaggio in taxi progettai l'intero romanzo, o piuttosto esso mi scaturì dalla testa come una tempesta di meteoriti: una donna in rosso annegata in un fiume, un neuroscienziato, la sequenza di omicidi in parallelo, la storia d'amore, il paranormale, i coinvolgimenti fatali.
All'aeroporto annotai tutto su un pezzo di carta che in seguito incollai su un quaderno. Il romanzo, che ho impiegato due anni a scrivere, è quasi esattamente come è stato concepito in quella corsa in taxi, durante l'invisibile tempesta di meteoriti.

Rebecca Stott